| tappa 19 |
Vaga de Valcarce / Triacastela |
 Dopo una notte agitata partiamo di umore basso, non si sa bene perché.
Continuiamo a risalire il fondovalle su strada asfaltata sino a Las Herrerias. Apprezziamo comunque il verde intenso ed i bellissimi boschi di castagno, con molti noci che fiancheggiano la strada.
Poi il percorso devia su una valletta laterale su strada sterrata, e quindi su sentiero: qui inizia la salita vera e propria, non dura ma decisa. Guadagnamo quota attraversando gli ultimi paesi del Bierzo: l’unica attività pare essere l’allevamento di mucche da latte. C’è grande abbondanza di acqua.
Dopo la Faba la valle si apre in grandi pascoli con vista sui Montes del Leòn, attraversati nei due giorni precedenti.
Poco prima delle 10 arriviamo al Cebreiro: lo annuncia un cartello che segnala l’inizio della Galizia. Il Cebreiro è un bellissimo paesino, riconvertito al turismo, con case in pietra e capanne in pietra e tetto in paglia. E’ suggestivo e ben tenuto: avevo letto che è frequente trovare tempo brutto e nebbia, ma oggi c’è un sole magnifico.
Ci portiamo davanti al bell’albergue, sulla cui facciata è piazzata una webcam che trasmette in Galicia verde continuazione sul sito di una TV gallega. Avevo avvertito i miei figli e i colleghi d’ufficio, che per telefono mi confermano di vedermi sul loro computer. Anche il fratello di Federico si unisce al gruppo.
Cominciamo a percorrere con una certa eccitazione i primi chilometri in Galizia che appare, nella parte alta, boscosa e verde.
I primi chilometri sono brevi saliscendi e poi, dopo l’alto de Poio, si scende più rapidamente, perdendo 500 metri di quota.
Il percorso è ora su sterrati: si attraversano numerosi gruppi di case (nemmeno paesi): anche qui l’allevamento di mucche sembra essere l’unica attività.
L’albergue di Triacastela è grande, razionale, con camerette a 4 letti, ma non c’è calore: sembra più un motel per pellegrini.
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