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Home page > Il Cammino di Santiago > Camino Frances > diario 16
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tappa 16 Hospital de Orbigo / Rabanal del Camino

il palazzo vescovile di Gaudìcroce su un cippo che indica il cammino Colazione preparata dal deciso hospitalero olandese e partenza.

Dopo Villares finalmente ci addentriamo in un bosco e percorriamo un sentiero in salita: era ora, dopo tanta pianura e tanto grano.

La prima parte è un saliscendi di belle colline, solo qua e là coltivate a foraggio o grano, più spesso incolte, con arbusti e boschetti un po’ stentati. Più avanti la collina si appiattisce in un tavolato a pascolo e quindi si scende nella valle dove sta Astorga, cittadina gradevole, con una bellissima cattedrale e accanto l’estroso Palazzo Episcopale di Gaudì.

Lasciamo Astorga traversando una dolce vallata, fertile e ben coltivata. Sullo sfondo si avvicinano, piano piano, i Monti del Leòn, chiazzati di neve.

Anche la strada lentamente sale. Incontriamo tre paesi (Murias, Santa Catalina, El Ganso) di belle case in pietra rossastra; molte case sono diroccate e gli abitanti sembrano davvero pochi.

L‘aria via via si raffina – superiamo ormai i 1000 metri di altitudine – ed il sole è accecante e caldissimo ma sopportabile, grazie al vento che non molla mai.

casa di sasso cicogna in volo


Ci continuano ad accompagnare le cicogne sui campanili delle chiese: ogni tanto le vediamo volare in grandi cerchi, senza apparente movimento di ali. I piedi, per il primo giorno dalla partenza, non mi danno alcun fastidio e quindi l’umore è alto.

Arriviamo alle 15 a Rabanal del Camino, il più grande dei paesi di questo versante. Ha tre rifugi: il più grande – il Gaucelmo – è gestito da inglesi della Confraternita di S. James.

Apre proprio alle 15 e c’è la coda per essere ammessi; giù in fondo, seduto a un tavolino, si vede un ospitaliere alto, barbuto, magro e allampanato che parla a lungo con ogni pellegrino che vuole entrare. Noi siamo al 36° e 37° posto e la nostra attesa supera l’ora.

L’impressione iniziale è che l’ospitaliere sia inutilmente pignolo: in realtà, quando arriva il nostro turno, lo troviamo gentilissimo, cordiale, simpatico, e uguale impressione ci fanno gli altri inglesi che gestiscono l’albergue che è bello, pulito, ordinato, accogliente, sicuramente il migliore visto sinora. Ogni tanto passa una anziana e soave signora che offre a tutti the e bibite.

In questo ambiente è facile socializzare, e si forma un crocchio con Beatriz – cilena -, una giovane spagnola di Formentera, una coppia di tedeschi, una signora di Zaragoza. Parliamo in spagnolo, italiano, inglese, tutto mescolato.

la fila per entrare all ’albergue
l ’accoglienza dell ’hospitalero

 

28/10/2007
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