| tappa 13 |
Terradillo de los Templarios / Reliegos |
 Dopo tanti giorni di patimento oggi i piedi mi danno respiro. Anche se abbondantemente incerottati ora fanno meno male e mi permettono di spingere senza sentire grandi dolori.
Per compensare i miei miglioramenti a Federico è venuta una bella vescica ed è lui ora a camminare più piano. Stamattina c’è vento forte e asciutto.
Seguendo per gran parte una pista a margine della strada raggiungiamo Sahagun per la colazione e la passiamo di slancio verso Bercianos.
Il paesaggio, nemmeno a dirlo, non cambia: grandi pianure con modestissime pendenze, seminate a grano, avena e foraggio.
Qui molti campi sono irrigati e l’aspetto delle coltivazioni è migliore. I paesi sono abbastanza poveri, con molte case abbandonate e in rovina; si vedono case fatte con mattoni crudi di paglia, argilla e sassi; ancor più si vedono intonaci di questo anche il percorso è occupato da erbacce, i segni non si sprecano, ci sono aree di sosta attrezzate in posti improbabili (pieno sole) e sommerse dall’erba; non ci sono fontane.
Alle 13.30 raggiungiamo El Burgo Ranero.
Federico decide di fermarsi qui per riposare i piedi per riposare i piedi.
Io proseguo al prossimo paese per avere - domani – più tempo per visitare Leòn. Proseguo per Reliegos e sono 13 km duri, in completa solitudine: c’è solo un po’ di vento che ogni tanto rinfresca. Arrivo alle 17.30 abbastanza stanco, soprattutto nei piedi pesti.
L’albergue è carino e conosco qualche nuovo pellegrino.
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