| tappa 10 |
Burgos / Castrojeriz |
Gli orari dei negozi e dei bar spagnoli ci costringono a camminare a digiuno sino alle 10.30.
Stiamo entrando nella regione delle mesetas: sono altipiani lunghi alcuni km, pianeggianti o quasi, aridi, con terreno di argilla compatta e sassosa.
Le uniche coltivazioni sono di grano basse e stentato, in ritardo di maturazione rispetto a quello degli altri posti sinora incontrati. Tra una meseta e l’altra ci sono delle vallette, nelle quali stanno nascosti i paesi.
C’è poco vento e il sole picchia implacabile.
Troviamo due sorgenti abbondanti; una di queste si trova a San Bol, vicino ad una chiesetta di campagna adattata ad albergue.
Il luogo è suggestivo: ombroso, con una sorgente di abbondante acqua gelida. L’albergue è piccolo (10 posti), ha le pareti esterne ed interne affrescate con murales di stile vagamente naif e di argomento religioso; lo tiene aperto, nei mesi estivi, un giovane tedesco: sarebbe bello passarci la notte.
Attraversiamo Hornillos, Hontanas, le rovine del convento di S.Anton e arriviamo nel caldo implacabile del paese di Castrojeriz, allungato ai piedi di una collina sovrastata da un castello.
L’albergue è pieno: dobbiamo ripiegare su una casa privata di una simpatica vecchietta: non c’è molta pulizia, e si sentono odori strani (pisciate di gatto?), in più ci costa 2000 ptas. Ma il prossimo paese è troppo lontano e non c’è scelta.
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