| tappa 8 |
Redecilla del Camino / San Juan de Ortega |
Si parte senza fretta arrivando a Belorado: ammiriamo la chiesa che ospita in locali con ingresso in facciata un bel rifugio: sulla torre campanaria hanno fatto il nido le cicogne. Per pranzo arriviamo a Villafranca dei Montes de Oca. Dopo una pausa di pranzo sul prato davanti alla chiesa cominciamo la salita per S. Juan de Ortega.
Per me è un calvario: il dolore ai piedi, che da una settimana non mi lascia, si accentua ancora. Oltretutto ci si mette la salita, il sole, il caldo. Salgo ad andatura lenta, in silenzio, mescolato ad una comitiva di tedeschi in gita turistica. La strada non finisce mai. Mi viene quasi da piangere.
Al posto degli splendidi boschi descritti dalla guida si attraversano prima boschi di cerri, poi brutti pini da rimboschimento, che appaiono fuori luogo in un ambiente di montagna; si vedono tracce di un incendio imponente.
Incontriamo Silvia di Firenze che rianima la compagnia: l’umore sale un po’ e, in un modo o nell’altro, arriviamo a S.Juan. C’è solo un antico monastero, nel quale vive solamente un prete.
C’è anche un bar e due case di contadini. Nel rifugio non c’è più posto, ma il prete ci invita ad aspettare: ci troverà un posto nel refettorio, a cena finita: così stiamo a lungo a parlare con lui. Ci racconta tante cose: di questo monastero ormai abbandonato, dei pellegrini che vengono sempre più numerosi (oggi sono presenti 12 nazioni), della sua avversione per quelli che fanno il cammino solo per turismo.
Ci invita alla messa e vado: la chiesa è maestosa, semplice ed elegante allo stesso tempo: si respira aria di grande spiritualità. Al termine un francese canta il Salve Regina con una appassionata e calda voce tenorile; poi un gruppo di francesi canta in coro una canzone sul cammino. Esco emozionato.
Poi la cena, e presto a dormire, su materassi per terra.
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